Rodolfo Siviero: la personale battaglia dello 007 che salvò le opere d’arte italiane trafugate dai nazisti.

Ridurre il ‘900 al mero racconto di orribili nazionalismi ed epici scontri bellici è una semplificazione storica che non possiamo più permetterci. La Seconda guerra mondiale, figlia e conclusione di tutti gli eventi sociali, economici e politici dell’800, resa dei conti della Grande Guerra e reset dell’Umanità, nasconde  infatti un’incredibile varietà di fenomeni che continuano a raccontarci, a distanza di oltre sette decenni, come siamo risorti dopo la più grande tragedia di tutti i tempi. Non solo battaglie quindi, ma piuttosto un flusso continuo di episodi che coinvolsero, tra la fine degli anni ’30 ed il 1945, tutti i settori dell’economia, della cultura e della sfera religiosa. Importante, per gli strascichi ancora attuali, ricordare la guerra nella guerra combattuta per trafugare e speculare sulle opere d’arte francesi o italiane da una parte, come pure per salvaguardare e recuperare il più possibile tesori artistici di valenza mondiale dall’altra.


La città tedesca di Dresda distrutta dai bombardamenti alleati durante la WW2

In Italia, ad esempio, in questo epico ma silente scontro per la salvaguardia del patrimonio artistico nazionale, si inserì a pieno titolo, dal 1937, una delle più controverse e dibattute figure del secolo scorso: Rodolfo Siviero. Il cosiddetto 007 italiano, toscano di altissima levatura e dal carattere passionale, fu il primo angelo della cultura a contrastare i furti d’arte operati dai nazisti nel nostro paese. Ostacolato da diverse caste istituzionali perché personaggio onesto e scomodo, fu protagonista di una rocambolesca partita internazionale iniziata il 9 maggio del ‘38 quando Hitler, insieme a Göring, arrivò in Italia per una storica visita a Firenze e Roma. Già in periodo prebellico, infatti, nonostante le leggi italiane impedissero la vendita all’estero dei nostri beni culturali, grazie alle connivenze con il regime fascista, i tedeschi riuscirono a piazzare grandissimi “colpi” facendo arrivare in Germania numerose importanti opere italiane come, ad esempio, il famoso Discobolo Lancellotti. Questa stupenda copia marmorea del più antico Discobolo di Mirone, realizzato in bronzo nel V secolo a.c., ufficialmente invendibile per le norme italiane e nonostante la dura opposizione dell’allora Ministro Bottai, «…per ragioni amministrative e diplomatiche…» fu ceduta ai tedeschi secondo i desideri del Duce grazie ad un affare conclusosi nel giugno del ’38, appena un mese dopo la particolare ‘kermesse diplomatica’ andata in scena a Firenze e Roma. La situazione non migliorò a conflitto avviato, tanto che nel ’41 Göring riuscì ad acquistare la Leda e il cigno del Tintoretto e la Madonna dell’Umiltà di Masolino da Panicale, proprio mentre Rodolfo Siviero intensificava la sorveglianza con l’ausilio di amici di ogni ceto sociale, da facoltosi personaggi pubblici fino a comuni operai delle ditte di trasporto capaci di “tracciare” i beni culturali in viaggio verso la frontiera.

File:Rodolfo siviero con un quadro di pontormo in un'immagine degli anni cinquanta.JPG
Rodolfo Siviero, il cosiddetto 007 italiano che salvò numerosi beni culturali italiani trafugati dai nazisti prima e durante la Seconda guerra mondiale

Ma il nostro 007 seguì attentamente anche le vicende dell’ambasciata tedesca in Italia, uno dei più attivi centri di raccolta e smistamento di questi acquisti sostanzialmente illegali che, soprattutto tra il ’41 ed il ’42, attraverso numerosi antiquari privati di Roma, Milano, Torino, Firenze, Genova e Venezia, completò rilevanti operazioni commerciali illecite consentendo, ad esempio, l’acquisizione di opere di artisti del calibro di Tiepolo, Tintoretto, Tiziano, Raffaello e Leonardo.

Lo stesso Galeazzo Ciano, genero del Duce, favorì nel 1943 diverse vendite o donazioni poco trasparenti come, tra l’altro, quella delle tavole tardogotiche dell’altare maggiore della chiesa di Vipiteno del maestro tedesco Hans Multscher di Ulm. Per di più, lo stesso curatore museale di Göring, Walter Andreas Hofer, abilissimo mercante favorito da collusioni fasciste, riuscì ad accaparrarsi diverse opere d’arte italiane utilizzando il sistema palesemente illecito dello scambio. Grazie ai sequestri operati in Francia dalla Gestapo, la terribile polizia segreta nazista, e grazie all’enorme quantità di beni sottratti alla comunità ebraica francese, l’amministrazione tedesca consegnò all’Italia nove tele di pittori impressionisti sequestrate in Francia, tra cui Van Gogh, Cézanne e Renoir, per avere il permesso di portare a Berlino delle opere già identificate nel campionario di un compiacente antiquario fiorentino (l’affare Ventura).


Le opere d'arte italiane, già duramente colpite dai bombardamenti angloamericani, furono sottoposte anche al saccheggio da parte dei nazisti, soprattutto dopo la difficile situazione creatasi dall'8 settembre del '43 (per gentile concessione del NARA).

Ma i tedeschi sfruttarono tutte le occasioni possibili, addirittura durante la ritirata dal sud Italia, approfittando ad esempio dello sgombero dei tesori custoditi a Montecassino per trafugare opere d’arte del calibro della Danae di Tiziano, splendida tela precedentemente conservata a Napoli. Così, mentre sul nostro territorio arretrava, tra saccheggi, furti d’arte e disumani eccidi, la famigerata Divisione Göring, Rodolfo Siviero preparava lo scacco matto con cui avrebbe battuto non solo i tedeschi, ma anche e soprattutto i residuali vertici fascisti colpevoli, fino all’ultimo momento, di voler lasciare le nostre opere d’arte al III Reich. Una vergogna che il nostro 007 impedì giocando il tutto per tutto, avvisando personalmente i vertici americani di non firmare truffaldini accordi internazionali durante la resa tedesca, salvando così numerosissimi capolavori poi rientrati lentamente a partire dal 1947. Una situazione che, nonostante il suo grandissimo impegno, profuso anche dopo la fine della guerra, rileva ancora la mancanza di circa 1650 opere d’arte trafugate prima e durante la Seconda guerra mondiale. Una vergogna che da oltre settant’anni continua a ricordarci cosa fu il nazifascismo e la sua illogica follia degli “uomini contro”.


Durante l'operazione di sgombero di Montecassino, la Divisione Göring ne approfittò per trafugare importanti opere d'arte deviando i trasporti verso Spoleto e facendo sparire tele del calibro della Danae di Tiziano! (Tavola tratta da Operazione 51 di Giuseppe Russo)

Author Giuseppe Russo Tutti i diritti riservati © 2021 Riproduzione vietata

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