Il canto libero di Mogol incanta il Ricciardi

Capua (CE) – La storia della musica italiana con il maestro Mogol è stata la protagonista del pomeriggio di eri, domenica 6 marzo al teatro Ricciardi di Capua. Nell’unico evento programmato in Campania, Giulio Rapetti, a tutti noto come Mogol si è raccontato prima ai giovani del liceo musicale “Garofano”, che ha incontrato con i giornalisti in un incontro dedicato prima dello spettacolo, e poi al pubblico accorso ad assistere al concerto.
Una lectio magistralis sulla creatività e sul talento, in cui il maestro, autore di un numero indefinito di canzoni che hanno fatto e fanno ancora cantare ed innamorare intere generazioni, ha sottolineato, nel suo intervento un concetto semplice che spesso si sottovaluta, ma che lui, a 85 anni e mezzo, come ci ha tenuto a precisare, tiene ancora bene presente:” Le persone che arrivano lontano sono quelle che anche se sono già brave sanno che devono imparare ancora molto”.  Una lezione di vita e di umiltà che può giungere solo da uomini della sua levatura. I giovani lo hanno ascoltato curiosi e rapiti dal suo colloquiare che cattura come le sue canzoni, che ti restano impresse nell’anima. Notevole anche l’esibizione della cantautrice Vincenza Purgato, allieva del CET, scuola per giovani talenti realizzata da Mogol.

Nel concerto che è seguito, in cui Mogol ha raccontato la genesi e curiosità che hanno fatto nascere alcuni dei suoi brani più significativi, con Giuseppe Barbera, Voce e Piano e Massimo Satta alla chitarra, il pubblico è stato il coro che ha accompagnato i musicisti dall’inizio alla fine, senza sosta, interrompendosi solo per applaudire. Un viaggio nella storia della musica, con canzoni che tutti abbiamo cantato e che ci legano, al di là delle generazioni, a momenti di vita. Al termine dell’esecuzione di ognuna, si accendeva la curiosità per la successiva. Tante ne ha scritte, per gli interpreti più diversi, attraversando generi musicale e spaziando tra le tematiche più diverse. Due ore sono state troppo poche, ma lo sarebbero state anche cinque, sei ore, perché le canzoni di Mogol sono parte di noi, sono entrate nel nostro linguaggio quotidiano, fanno parte integralmente della nostra vita. Possiamo solo esser grati al maestro che continua a diffondere la sua musica e al teatro Ricciardi per aver programmato questo splendido pomeriggio all’insegna della nostra storia musicale. Per parafrasare il maestro, chi non era presente non può capire. Sono state semplicemente… EMOZIONI.

 

Per la foto in copertina si ringrazia Luigi Buonincontro

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