ESCLUSIVA. Parla Emilia d’Albenzio, moglie del carabiniere indagato per la morte del sindaco pescatore Angelo Vassallo

Maddaloni – Rompe il silenzio in cui è stata finora, Emilia d’Albenzio, moglie di Lazzaro Cioffi, carabiniere, uno dei 9 indagati per l’omicidio del sindaco pescatore Angelo Vassallo.

Esce dal riserbo in cui si è tenuta finora e fa sentire la sua vice perché stufa delle notizie riguardano la sua persona, spesso false e lesive della sua immagine. Vuole proteggere sé stessa e i suoi 3 figli, e per questo ha scelto di raccontarsi attraverso di noi.

E noi, che facciamo questo lavoro con coscienza e passione, che non siamo alla ricerca di click sui social e non gareggiamo in visualizzazioni con titoli strilloni, noi che sosteniamo da sempre un’informazione corretta, scevra da insinuazioni, chiara e pulita quanto più possibile vi riportiamo la sua versione. Che serva quanto meno a dare un altro punto di vista ai lettori e ai frequentatori dei social, scalfendo un pò il muro del pensiero unico social e della gogna mediatecia.

” Mi chiamo Emilia d’ Albenzio ed il mio cognome per me è stato sempre ingombrante, fin da piccola. La mai famiglia è nota con il soprannome di “Faraone”. Alcuni suoi componenti sono stati protagonisti della criminalità locali, altri hanno avuto legami con essa. Io, per distaccarmi da tutto questo, che non ho mai accettato, sposai un carabiniere, Lazzaro Cioffi e mi allontanai dalla mia famiglia, non condividendo più quasi nulla con loro. Il mio intento era proprio vivere una vita diversa, nella legalità. Il mio ex marito (siamo già separati e divorzieremo a settembre), ha avuto problemi con la giustizia per altri motivi. Le nostre vite, quindi, come capirete, camminano già da un pò su binari separati. Nonostante ciò alcuni giornali continuano ad occuparsi di me, a vario titolo, in modalità denigratorie anche solo nell’appellarmi. Ultima in ordine di tempo la pubblicazione di alcune intercettazioni, risalenti al 2018, di una conversazione tra me e mia sorella Concetta. Così come pubblicata, tagliata e monca di alcune parti, si lascia intendere a chi legge che io sapessi chissà cosa sugli affari di mio marito e che volessi addirittura fare i nomi. Trovo deplorevole che una conversazione tra sorelle, subito dopo il mio arresto, venga oggi strumentalizzata per associarla alle attuali vicende di cronaca in cui è coinvolto anche il mio ex marito, utilizzando le mie parole, pronunciate in riferimento ad altri contesti, con titoli fuorvianti e per nulla collegati all’argomento di cui si trattava. Uno sfogo tra sorelle, in un momento per me difficilissimo, considerando che anche ho dovuto scontare una pena, ho già pagato e sono stata ampiamente ascoltata dai giudici, viene utilizzata per gettare ancora una volta fango in maniera gratuita, su di me. 

La giustizia farà il suo corso ed accerterà le responsabilità. Una cosa però la voglio ribadire: la sera dell’omicidio io e mio marito eravamo insieme, ad una Comunione. Mi sembra giusto dirlo anche in questa sede, proprio in nome di una verità che deve ancor essere definita.

Io ho già dato il mio contributo e non mi sono mai sottratta.  Ho scontato oltre 2 anni  di detenzione, sballottata in tutta Italia, in maniera ingiusta. I mie avvocati hanno fatto ricorso e chiesto risarcimento per aver scontato ingiustamente parte di questa pena, non avendo commesso il reato a cui si riferiva. Cosa che è stata dimostrata ampiamente.

Ma voglio lanciare un appello: chiedo di essere lasciata in pace e di non essere più contattata, nominata e/o interpellata da tv, radio e giornali contro la mia volontà, altrimenti procederò alle opportune querele e denunce. Chiedo il rispetto della mia privacy e un pò di tranquillità”.

Noi ringraziamo Emilia per averci affidato le sue parole e auspichiamo che venga fuori quanto prima  la verità e che i colpevoli non restino impuniti.

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