Al lupo, al lupo: salvate il lupo

C’è una frase che tutti conoscono, “al lupo, al lupo”, usata da sempre per indicare un allarme. Ma oggi, in Abruzzo, quell’allarme è reale. Non è una storia inventata, né un’esagerazione: è una richiesta concreta, urgente, che arriva dal cuore di uno dei territori più ricchi di natura d’Italia.
Perché oggi il lupo, simbolo stesso dell’Abruzzo, è davvero in pericolo.
Negli ultimi giorni, tra le montagne e i boschi che circondano Pescasseroli, Bisegna e Barrea, è stata scoperta una realtà inquietante: una strage silenziosa, fatta di carcasse ritrovate una dopo l’altra. Lupi, ma anche volpi e un rapace, tutti morti nello stesso modo.
Avvelenati.
Il numero ha superato rapidamente i venti esemplari. Un dato che da solo basterebbe a far comprendere la gravità della situazione, ma che diventa ancora più drammatico se si considera dove tutto questo sta accadendo: nel territorio del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, un luogo che da decenni rappresenta la convivenza possibile tra uomo e natura.
Qui il lupo non è solo un animale. È un simbolo. È parte della storia, dell’identità e dell’immagine stessa della regione. È l’animale che più di ogni altro racconta l’Abruzzo selvaggio, autentico, quello che attira visitatori da tutta Italia e dall’estero.
Eppure, proprio qui, qualcuno ha deciso di eliminarlo.
Le indagini parlano chiaro: dietro la morte degli animali ci sarebbero bocconi avvelenati, esche lasciate intenzionalmente sul territorio. Un gesto che non è solo crudele, ma anche pericoloso e illegale. Perché quei bocconi non colpiscono solo il lupo, ma qualsiasi animale li ingerisca. E, potenzialmente, rappresentano un rischio anche per l’uomo.
Ma la domanda più inquietante è un’altra: si tratta davvero di un gesto isolato? Oppure siamo di fronte a qualcosa di più grande, forse coordinato?
Il fatto che i ritrovamenti siano avvenuti in più comuni e in zone anche distanti tra loro fa pensare che non si tratti di un episodio casuale. Il sospetto è che dietro ci sia una strategia, un’azione sistematica. E questo cambia tutto.
Perché a quel punto non si parla più di un singolo reato, ma di un attacco al territorio.
Dietro questa vicenda si intravede anche un conflitto che esiste da sempre, ma che oggi torna con forza: quello tra uomo e fauna selvatica. In alcune aree interne, la presenza del lupo è vissuta come un problema, soprattutto dagli allevatori che subiscono perdite di bestiame. Una difficoltà reale, che non può essere ignorata.
Ma la risposta non può essere il veleno. Non può essere una “giustizia fai da te” che colpisce indiscriminatamente e mette a rischio un intero ecosistema.
Perché il lupo non è il nemico. Al contrario, è uno degli elementi che tengono in equilibrio la natura. Regola la presenza di altre specie, contribuisce alla salute dell’ambiente, mantiene un ordine che l’uomo da solo non può garantire.
Eliminare il lupo significa rompere questo equilibrio.
E allora “salvate il lupo” non è solo uno slogan. È un invito a guardare oltre l’emergenza del momento. È una richiesta di responsabilità, di equilibrio, di visione.
Salvare il lupo significa salvare l’Abruzzo per quello che è: una terra dove la natura non è un ostacolo, ma una risorsa. Dove il valore del territorio non si misura solo in termini economici, ma anche nella capacità di preservare ciò che lo rende unico.
Le istituzioni si sono già attivate, con controlli, indagini e monitoraggi. Ma la soluzione non può essere solo repressiva. Serve un lavoro più ampio, che coinvolga comunità, allevatori, associazioni e istituzioni. Serve trovare un punto di incontro tra esigenze diverse, senza sacrificare ciò che rende questo territorio speciale.
Perché alla fine la questione è semplice, anche se la risposta non lo è: che tipo di Abruzzo vogliamo per il futuro?
Uno in cui la natura viene difesa, o uno in cui viene combattuta?
Il lupo, oggi, è il simbolo di questa scelta.
E forse, per una volta, quell’antico grido può cambiare significato. Non più un falso allarme, ma un appello reale:
👉 Al lupo, al lupo. Salvate il lupo.

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