È morto Alex Zanardi. L’ex pilota di F1 atleta-simbolo del paralimpismo.
L’impasse dei due metri e l’ultimo traguardo di Zanardi: se la movida ferma anche gli eroi di Salvatore Schiavone. L’ uomo ha conquistato la Luna e sondato le viscere della Terra fino a 12 chilometri di profondità. Eppure, qui tra noi, tra i vicoli di Caserta e i borghi della nostra provincia, restiamo incagliati in un’impasse paradossale: l’incapacità di gestire due miseri metri di marciapiede. Oggi, mentre l’Italia piange la scomparsa di Alex Zanardi, la sua lezione di dignità e forza d’animo ci interroga con ferocia. Zanardi è l’uomo che ha insegnato al mondo a guardare l’orizzonte da una sedia a rotelle, reclamando il diritto al movimento contro ogni limite fisico. Ma provate a immaginarlo oggi, Alex, impegnato nella sua sfida contro l’inerzia nelle nostre strade. Nemmeno la sua leggendaria volontà potrebbe nulla contro il muro di plastica, sedie e dehors che ha sequestrato i nostri centri storici. L’ex pilota di F1 era atleta-simbolo del paralimpismo Si fermerebbe lì, Alex. Prigioniero di un’anarchia che scambia il diritto al consumo con il diritto alla vita. Un tavolino “in demand”, una deroga Covid diventata eterna, un’occupazione selvaggia che cancella il passaggio per disabili e mezzi di soccorso. Da ex Comandante che per vent’anni ha “diretto” la strada in territori complessi tra Napoli e l’area casertana, e oggi da drammaturgo che osserva questa messa in scena grottesca, vedo un copione che ha perso il senso della realtà. Siamo finiti dentro una scena di “Roma” di Federico Fellini: quella sequenza del Raccordo Anulare dove tutto si blocca in un groviglio di fango e lamiere, dove l’ambulanza resta ferma tra le grida, incapace di fendere il caos. Oggi quel set felliniano si è trasferito sotto i nostri balconi. Vediamo gallerie d’arte trasformate in “mangifici” e artigiani che evaporano, lasciando spazio a un “presepe” notturno fatto di musica da stadio e montagne di rifiuti che segnano i percorsi pedonali.Il diritto alla salute e al riposo dei residenti è diventato un lusso da difendere con i tappi per le orecchie o con cause civili estenuanti. I Comuni non possono restare spettatori passivi, limitandosi a prorogare l’eccezione finché non diventa sistema. Non vogliamo tornare ai centri-dormitorio degli anni ’70, ma non possiamo accettare una giungla post-pandemica dove la sicurezza è un optional sacrificato sull’altare di uno spritz.Serve una “Conferenza di Pace”. Occorrono Distretti Turistici con personale di sicurezza dedicato e tolleranza zero sui decibel e sulle misure. La legge dei “due metri” non è burocrazia: è civiltà. È il minimo spazio vitale che dobbiamo a chi non può camminare e a chi deve correre per salvare una vita. Senza questo equilibrio, la bellezza delle nostre città resta una scenografia vuota. Senza legalità, anche il coraggio di un uomo come Zanardi sbatte contro l’arroganza di un tavolino abusivo. È tempo di riscrivere il finale di questo dramma, prima che il sipario cali definitivamente sulla vivibilità dei nostri territori.


