Il video-documento dell’Associazione Spazi Ritrovati Alto Tordino conquista la giuria della XXI edizione del Premio Tortoreto alla Cultura.
Un riconoscimento che celebra la memoria viva delle donne di montagna e il lavoro silenzioso di chi custodisce le radici di una Vallata.
C’è una frase che risuona tra i monti della Laga, tra i Comuni di Cortino e Rocca Santa Maria, come un’eco antica: “La montagna è al femminile già nel nome, si sa.” Non è uno slogan, né una suggestione romantica. È un manifesto. È la dichiarazione di intenti di un gruppo di donne che, dal 2023, lavora instancabilmente intrecciando passato e presente per restituire voce, dignità e memoria a quelle che loro stesse chiamano con affetto e rispetto le “Donne de na Vodde” — le donne di una volta, le donne dell’Alto Tordino.
Nella cornice della cerimonia di premiazione della XXI Premio Tortoreto alla Cultura – il 14 giugno 2026 – questo lavoro ha ricevuto il riconoscimento che merita: una menzione speciale nella Sezione Cortometraggio, assegnata all’autrice e voce narrante Annarita Di Domenico, Presidente dell’Associazione Spazi Ritrovati Alto Tordino, per il video-documento realizzato sotto la regia di Daniele Liberato, dedicato proprio alle Donne dell’Alto Tordino.

Il Premio Tortoreto alla Cultura, organizzato dal Comune di Tortoreto e dall’Associazione Insieme, con il tema scelto per il 2026 — “Conoscere ed amare l’Abruzzo: un viaggio reale o virtuale, dove a memoria e le emozioni sono libere di condurci in un tempo della storia” — sembrava scritto su misura per il lavoro dell’Associazione Spazi Ritrovati Alto Tordino.
Le “Donne de na Vodde” che Spazi Ritrovati porta alla luce nel cortometraggio, sono figure di straordinaria complessità umana. In un singolare viaggio nella memoria, attraverso le storie di
donne che hanno abitato e animato questi luoghi quando erano pieni di vita, di voci, di movimento, si è portato al cuore della giuria, una piccola vallata appenninica di straordinaria profondità umana. Donne capaci di incantare al solo movimento delle mani nel maneggiare il cibo, Donne di forza fisica sorprendente, Donne capaci di trasmettere attraverso la semplicità del loro agire, una ricchezza d’animo e una generosità che lo sguardo da solo sapeva comunicare. E ancora: donne che, anche quando gli anni avevano reso fragili i corpi e confuso i ricordi, continuavano a infondere sicurezza attorno a sé, a voler raccontare — non per sé stesse, ma per lasciare testimonianza alla propria comunità. Una narrazione emozionale che affonda le proprie ragioni in una presa di consapevolezza scomoda e necessaria: la presenza femminile nelle piccole comunità di montagna è stata per secoli data per scontata, ignorata, lasciata alla sua silenziosa laboriosità. Eppure in questa terra di emigranti, gli uomini partivano e le donne restavano. E tenevano tutto insieme: le famiglie, i campi, l’economia, la cultura, la memoria.

Il lavoro dell’Associazione si muove su più livelli. C’è quello della memoria, fatto di ascolto, raccolta di storie, recupero di saperi. C’è quello artistico, con produzioni video che restituiscono queste testimonianze in forma accessibile e emotivamente potente. E c’è quello — forse più ambizioso — che Annarita Di Domenico chiama esplicitamente “pratica politica”: usare questa narrativa personale per riallacciare i fili tra passato e presente, per cambiare lo sguardo su questi territori troppo a lungo considerati marginali, ma custodi invece di un patrimonio umano di rara intensità. Ed è esattamente questo che Spazi Ritrovati si propone di portare alla luce: non la nostalgia fine a sé stessa, ma una memoria viva capace di costruire futuro.
La menzione di Tortoreto è un segnale che questo lavoro viene ancora una volta riconosciuto oltre i confini della vallata. È la conferma che quella memoria, raccolta con cura e passione lungo i sentieri dell’ Alto Tordino, ha qualcosa da dire oltre i confini della montagna teramana. Il nome dell’Associazione porta in sé la sua promessa: ritrovare gli spazi — fisici, umani, culturali — che il tempo e lo spopolamento hanno tentato di sottrarre. E lo fa attraverso le voci di quelle donne, nonne, madri, figlie e nipoti mosse dal forte desiderio di raccontare perché le loro narrazioni possono fare cultura, possono fare storia, possono cambiare lo sguardo su realtà ignote ai più.
Annarita Di Domenico
Editore Daniele LIBERATO
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