Simone Di Tommaso, il silenzio dei grandi: l’allenatore che ha conquistato il volley italiano
Ci sono uomini di sport che inseguono la notorietà. Altri, invece, inseguono ogni giorno qualcosa di più difficile: l’eccellenza. Simone Di Tommaso appartiene a questa seconda categoria.
La pallavolo è uno sport che premia il talento, ma consacra il lavoro.
Per questo il 36° Premio Costa-Anderlini, assegnato dalla Lega Pallavolo Serie A al Miglior Allenatore della Serie A2 Credem Banca 2025/2026, non rappresenta soltanto il riconoscimento di una stagione. È il punto d’incontro tra competenza, credibilità e una visione tecnica costruita nel tempo.
Simone Di Tommaso non è diventato il miglior allenatore della Serie A2 in pochi mesi.
È il risultato di un percorso fatto di studio, metodo e continua evoluzione. Un cammino iniziato molto prima dei riflettori, quando il lavoro quotidiano era già l’unica strada possibile per trasformare il talento in autorevolezza.
La stagione appena conclusa racconta numeri importanti. La conquista della Coppa Italia di Serie A2, il prestigioso riconoscimento della Lega e una squadra capace di esprimere una pallavolo moderna, organizzata e riconoscibile.
Ma le vittorie, da sole, non bastano a spiegare un premio come il Costa-Anderlini.
Questo riconoscimento porta il nome di due autentiche leggende della pallavolo italiana e viene assegnato da chi il volley lo vive ogni giorno: dirigenti, società e addetti ai lavori. Non è un premio mediatico. È il giudizio di chi conosce il peso delle scelte tecniche, il valore della preparazione e la responsabilità che ogni allenatore porta sulle proprie spalle.
Essere scelto significa essere riconosciuto come il riferimento tecnico dell’intera categoria.
Ed è forse questo l’aspetto più significativo.
Perché nel volley il lavoro dell’allenatore raramente occupa le prime pagine. È un mestiere che vive nell’ombra. Si costruisce durante gli allenamenti, nelle riunioni video, nelle correzioni ripetute centinaia di volte, nella capacità di leggere una partita prima ancora che inizi.
Il grande pubblico vede il punto decisivo.
L’allenatore vede tutto quello che lo ha reso possibile.
Ed è proprio questa cultura del dettaglio che ha accompagnato Simone Di Tommaso lungo tutta la sua carriera.
Non è un caso che il suo percorso abbia incrociato anche quello della Nazionale italiana, entrando nello staff tecnico ai Giochi Olimpici di Parigi 2024. Un’esperienza che rappresenta uno dei massimi livelli ai quali un tecnico possa aspirare e che testimonia la stima conquistata all’interno dell’intero movimento pallavolistico.
Poi c’è il legame con l’Abruzzo.
Una terra che continua a esprimere professionalità di assoluto valore e che oggi trova in Simone Di Tommaso uno dei suoi interpreti più autorevoli. Un allenatore capace di portare il nome della regione nei palcoscenici più prestigiosi della pallavolo italiana, senza mai perdere quella sobrietà che contraddistingue i veri uomini di sport.
In un tempo in cui tutto sembra consumarsi nell’arco di una stagione, la storia di Simone Di Tommaso ricorda che le carriere importanti si costruiscono lentamente.
Con la pazienza di chi non cerca scorciatoie.
Con l’umiltà di chi continua a imparare anche dopo una vittoria.
Con la credibilità di chi preferisce lasciare parlare il campo.
Il Premio Costa-Anderlini certifica il presente.
La Coppa Italia racconta il valore di una squadra.
L’esperienza olimpica testimonia la dimensione internazionale di un tecnico.
Ma c’è un elemento che accomuna tutte queste pagine: la fiducia.
Perché, nello sport, il riconoscimento più grande non è soltanto alzare un trofeo.
È diventare il professionista al quale un intero movimento guarda come esempio.
E oggi, nel volley italiano, quel nome è Simone Di Tommaso.
