“Cose da Paz!”: San Benedetto del Tronto celebra Andrea Pazienza, il genio che ha cambiato il fumetto italiano

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SAN BENEDETTO DEL TRONTO – Fumetto, arte, memoria, sperimentazione e una straordinaria sensazione di libertà creativa. San Benedetto del Tronto ha dedicato ad Andrea Pazienza la seconda edizione di “Cose da Paz!”, il festival in programma dall’11 al 13 settembre 2026 in diversi luoghi della città, con mostre, incontri, masterclass, spettacoli, musica e approfondimenti dedicati all’autore e alla sua eredità.
Tele Monte Carlo ha seguito, alla Palazzina Azzurra, due degli incontri più significativi della giornata di sabato 12 settembre: la presentazione di “La funzione-Pazienza. L’influenza di Andrea Pazienza da Frigidaire al graphic novel” di Carlotta Vacchelli e, subito dopo, l’incontro con il fumettista e illustratore Paolo Bacilieri, in dialogo con Maicol&Mirco e Oscar Glioti.
Il libro di Vacchelli parte da una domanda fondamentale: quanto Andrea Pazienza continua ancora oggi a vivere nel lavoro degli autori venuti dopo di lui? La risposta attraversa quasi cinquant’anni di cultura italiana. Pazienza non ha lasciato soltanto uno stile grafico riconoscibile, ma un modo nuovo di intendere il fumetto, capace di influenzare letteratura, cinema, musica, arti visive e cultura digitale.
Durante l’incontro emerge il ritratto di un artista magmatico, libero, difficilmente incasellabile, capace di stare ai margini e contemporaneamente di diventare centrale nella storia del fumetto italiano.
Uno degli aspetti più affascinanti riguarda proprio i suoi strumenti di lavoro. Pazienza utilizzava spesso i pennarelli, materiali apparentemente semplici, quasi quotidiani, lontani dall’idea tradizionale dello strumento “nobile” dell’artista. E proprio quei limiti diventavano possibilità. Se durante una notte di lavoro terminava un marrone o un viola, non necessariamente cercava una tonalità simile: poteva cambiare completamente registro cromatico. Da quella libertà nascevano accostamenti sorprendenti, talvolta quasi lisergici, che hanno contribuito a rendere immediatamente riconoscibile il suo universo visivo.
È una delle grandi lezioni di Pazienza: trasformare la mancanza di mezzi in creatività.
Il racconto della sua evoluzione artistica passa inevitabilmente attraverso tre opere: Pentothal, Zanardi e Pompeo.
Con Pentothal, a partire dal 1977, la realtà entra prepotentemente nel fumetto. Non più soltanto mondi lontani, avventura ed evasione: Pazienza racconta quello che vive, la Bologna delle manifestazioni, i fermenti culturali e politici, il proprio presente, i sogni e le contraddizioni di una generazione. Con Zanardi il racconto diventa maggiormente strutturato e il suo protagonista si trasforma in una delle figure più ciniche e disturbanti del fumetto italiano. Con Pompeo, infine, il confine tra vita e opera diventa ancora più sottile e il racconto si fa intimo, doloroso, profondamente personale.
Pazienza compie così qualcosa che oggi appare quasi naturale, ma che allora aveva una forza dirompente: fa vedere l’autore dietro il fumetto.
Non nasconde le proprie contraddizioni. Entra nell’opera con il volto, le emozioni, le pulsioni, le fragilità. Il fumetto non serve più soltanto a raccontare una storia: diventa uno strumento attraverso cui raccontare se stessi e il mondo che si sta vivendo.
Ed è proprio questo uno dei temi emersi anche nell’incontro con Paolo Bacilieri. L’eredità di Pazienza non consiste nel copiarne il tratto – qualcosa che gli stessi autori riconoscono come praticamente inimitabile – ma nell’assimilare quella libertà e poi trovare una propria strada.
Bacilieri ha restituito anche una suggestione particolarmente efficace: Andrea Pazienza come un’isola. Un territorio artistico autonomo, con una propria geografia e un proprio linguaggio. Un luogo al quale moltissimi autori sono approdati e dal quale hanno preso qualcosa, senza però poterlo semplicemente riprodurre.
La stessa idea emerge quando gli autori parlano di ciò che hanno “rubato” a Pazienza. Non necessariamente un modo di disegnare, ma qualcosa di molto più profondo: il piacere del mestiere, la felicità del disegnare, la possibilità di raccontare la vita attraverso il fumetto.
Perché dietro la leggenda di un artista dalla vita intensa rimane anche un altro elemento fondamentale: Andrea Pazienza ha lavorato moltissimo. Disegnava spesso di notte e ha lasciato, nonostante una carriera durata poco più di un decennio, una quantità straordinaria di opere.
Il festival racconta quindi un Pazienza che non appartiene soltanto al passato. La sua influenza continua a essere visibile nel graphic novel contemporaneo e nel lavoro di intere generazioni di fumettisti. La mostra “Sulle tracce di Andrea: Paolo Bacilieri”, allestita a Palazzo Piacentini durante il festival, mette in dialogo proprio l’opera di Bacilieri con quella di Pazienza. Anche l’immagine ufficiale dell’edizione 2026 porta la firma dello stesso Bacilieri.
A settant’anni dalla nascita di Andrea Pazienza, San Benedetto del Tronto non si limita dunque a ricordarlo.
Lo rimette in circolo.
Nelle parole degli studiosi, nei disegni degli autori contemporanei, nelle tavole esposte e soprattutto nella libertà con cui ancora oggi il fumetto continua a raccontare la realtà.
Perché forse il lascito più importante di Pazienza è proprio questo: non insegnare agli altri come disegnare come lui, ma mostrare che attraverso il disegno si può avere il coraggio di essere completamente se stessi.

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