Trofeo Matteotti, la corsa che si decide giro dopo giro
Il Trofeo Matteotti non si limita a passare per le strade di Pescara e Montesilvano: le invade, le scuote e le trasforma. La gara è partita da poco e il rumore del gruppo, preceduto dalle moto e seguito dalle ammiraglie, torna puntualmente a scandire il tempo di questa domenica abruzzese.
La 78ª edizione propone 194,5 chilometri, articolati in tredici giri di un circuito apparentemente breve, ma tutt’altro che semplice. Ogni tornata conduce i corridori dal mare verso i Colli pescaresi e montesilvanesi, attraverso la salita di via Tiberi, Colle Scorrano e Montesilvano Colle.
La vera insidia non è l’altitudine: il punto più alto si trova appena a 145 metri sul livello del mare. È la ripetizione a consumare le gambe. Tre salite per tredici giri significano trentanove ascese, con via Tiberi che presenta pendenze fino al 13 per cento. Alla fine, anche pochi metri diventano una montagna.
Ed è proprio questa una delle caratteristiche meno evidenti del Matteotti: non vince necessariamente il corridore più forte in salita o il velocista più rapido. Serve qualcuno capace di resistere al logoramento, leggere gli attacchi, guidare bene nelle discese e conservare lucidità per il tratto conclusivo. Dopo l’ultimo passaggio da Montesilvano Colle restano circa sei chilometri, prima in discesa e poi lungo gli ultimi 2,8 chilometri pianeggianti sulla statale 16. È lì che un attaccante può tentare di anticipare il gruppo, mentre le squadre dei velocisti cercano disperatamente di ricucire.
Tra i nomi annunciati c’è anche Antonio Tiberi: una curiosa coincidenza per un corridore chiamato ad affrontare per tredici volte proprio il “muro” di via Tiberi. Tra gli uomini da osservare figurano anche Damiano Caruso, Florian Lipowitz e Fernando Gaviria. Per quest’ultimo la domanda è una sola: riuscirà a superare indenne la selezione dei Colli per giocarsi tutto sul rettilineo finale?
Il grande assente è invece il campione uscente Isaac Del Toro, impegnato in Canada: la UAE Team Emirates-XRG è presente, ma dovrà cercare un nuovo interprete per difendere il successo conquistato lo scorso anno. Al via ci sono 22 squadre, otto delle quali appartenenti al WorldTour.
Dietro le transenne, intanto, si vede l’altra corsa: quella dei volontari, degli addetti alla sicurezza, dei meccanici, delle borracce preparate in fretta e delle famiglie che aspettano ogni passaggio per pochi, velocissimi secondi. È questo il dettaglio che la televisione spesso non riesce a restituire: il Matteotti dura quasi cinque ore, ma per chi si trova lungo il circuito vive in esplosioni di rumore, colore e vento.
Nato nel 1945 sulle macerie della guerra come simbolo di libertà e rinascita, il Trofeo Matteotti conserva un’identità che va oltre il risultato sportivo. Sei suoi vincitori hanno successivamente indossato la maglia iridata; Francesco Moser lo conquistò tre volte e nel 1975 proprio a Pescara vinse anche il suo primo titolo italiano.
Oggi la storia torna a correre tra il mare e i Colli. Tredici giri, trentanove salite e una città che, a ogni passaggio, trattiene il fiato. Il nome del vincitore arriverà soltanto nel pomeriggio. Ma il Trofeo Matteotti, ancora una volta, ha già vinto la sua gara più importante: riportare il grande ciclismo nel cuore della gente.


